Fino a che punto è sopportabile il vittimismo altrui

14, dicembre 2015 in Psicologia 0 Condivisi

In un primo momento, le persone tendono a provare empatia per la sofferenza altrui. Alle volte incontriamo persone che soffrono di una profonda depressione, che non desiderano essere vittime e non ricercano il nostro conforto, data la fragilità della loro salute psicologica dovuta al periodo negativo che stanno vivendo. Dobbiamo avere pazienza, dimostrare comprensione ed amore, ciò di cui hanno davvero bisogno.

Tuttavia, capita che qualcuno intorno a noi assuma un atteggiamento di auto-sacrificio e di esaltazione della propria sofferenza, fenomeno conosciuto come la “Sindrome del Martire”, e che si manifesta al fine di manipolare i sentimenti, i pensieri e i comportamenti degli altri.

Si tratta di persone la cui mentalità vittimistica è intrappolata in un sentimento di impotenza, ipervigilanza ed evidente suscettibilità, fattori che li portano a mettere ogni cosa sul personale sentendosi continuamente offesi. Fino a che punto è possibile sopportare questo atteggiamento?

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Come sono le persone che si comportano da vittime

Tutte le persone vittimiste sono accomunate da alcune caratteristiche generali identificabili:

  • Si aspettano di essere sempre ricompensate per i loro sforzi, e si offrono volontarie per aiutare in caso di dolore ed abbandono nella speranza di ricevere qualche ricompensa.
  • Si trovano intrappolate in uno stato mentale in cui non è concepita l’esistenza dell’allegria pura: essa va sempre accompagnata da un certo grado di lamento o sofferenza.
  • Alle volte prendono in considerazione i desideri degli altri prima dei loro stessi, ma solo allo scopo implicito di guadagnarci qualcosa, si tratti solo del ringraziamento o del riconoscimento per il loro gesto o lavoro.
  • Talvolta considerano il ringraziamento una forma di gratitudine non sufficiente e si avvalgono di argomenti validi per accusare gli altri di essere egoisti e di non saper apprezzare i loro sforzi.
  • Si aggrappano a credenze fisse e specifiche, e risulta difficile far vedere loro l’altra faccia della medaglia.
  • Riescono ad accettare una spiegazione solo se questa include un certo livello di pentimento e di scuse. È pertanto chiaro come queste persone diano al solo scopo di ricevere.

Come comportarsi con chi fa la vittima

Se vi rendete conto di avere accanto una persona abituata a fare la vittima con troppa convinzione, esistono alcuni passaggi da seguire che vi aiuteranno a combattere il suo atteggiamento; potrete decidere di continuare la relazione o, al contrario, porre fine al vostro rapporto. Se siete in contatto con una persona vittimista, potete:

  • Ignorare l’atteggiamento di quella persona, apprezzandone le sue caratteristiche positive.
  • Cominciare ad ignorare quella persona nella sua interezza o rapportarvi con essa il meno possibile.
  • Decidere di parlarle per cercare di risolvere il problema analizzandone le cause scatenanti.

Se si tratta di qualcuno per voi importante, cercherete in tutti i modi di risolvere il problema, ma per fare ciò dovrete innanzitutto renderla consapevole di ciò che vi aspettate e volete. Cercate di evitare ad ogni costo il piano del personale, cercando di spiegarle la questione come se non fosse un problema insito in lei, altrimenti si sentirà male.

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Per questo motivo, è bene parlarne in un ambiente dove si possa sentire a suo agio, in un momento in cui sia rilassata e non subito dopo aver avuto una discussione. Una volta individuate le condizioni perfette, dovrete “prendere il toro per le corna” ed affrontare la situazione con fermezza, comunicandole il vostro malessere e cercando di spiegarle i seguenti punti:

  • Spiegatele che porre dei limiti agli altri è una cosa positiva: non offenderà l’altro, ma servirà al contrario ad instaurare relazioni più equilibrate. Se si vuole dire di no, è insensato dire sì per poi pentirsene.
  • Fare le cose in modo forzato ci porta a sprecare il tempo che altrimenti dedicheremmo a ciò che ci piace fare, ciò che ci provoca davvero benessere.
  • Se si sente amareggiata o utilizzata ogni volta che fa un favore, forse non ha agito per altruismo, ma per la necessità di sentire il suo aiuto riconosciuto o approvato.
  • Spiegatele che si aggrappa ad una sofferenza innecessaria. Enumeratele tutti gli aspetti positivi della sua persona, tutto ciò che di buono e spontaneo emerge da lei senza che debba stressarsi.
  • Può darsi che provi sensi di colpa, rimorsi, ira o depressione per fatti successi in passato. Cercate di farla aprire con voi, è l’unico modo per riuscire a comprenderla.
  • Fatele capire che è una persona nobile di per sé, che voi ne siete convinti e che non c’è bisogno che lo dimostri di continuo.
  • È bene che le critiche non siano unilaterali. Assumetevi la responsabilità di non essere stati sinceri con lei fin dal principio, così facendo bilancerete la situazione.
  • Provate a parlarle del “critico interiore” che è in tutti noi e che emerge in alcune persone con più forza; forse si tratta proprio del suo caso.

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Smettere di provare a essere perfetti, limitarsi a superare se stessi. Prendere l’iniziativa, correggere gli errori, immaginare la vita senza sofferenza. Permettersi di vivere in modo più sano. Conoscersi. Vivere ogni momento senza sentire il dovere di sacrificarsi per qualcuno. Tutto questo aiuta le persone a liberarsi del ruolo di vittime per tutto quello che capita loro.

Dal vittimismo alla responsabilità

A volte una buona conversazione può fare cambiare le cose, può migliorare la vita di una persona e dei rapporti che ha con voi. A volte, dietro ad atteggiamenti poco fortunati, esistono storie di dolore, mancanza di abilità sociali costruttive e la necessità imperante di ricevere affetto e comprensione.

Lanciatevi in questa conversazione con chi è disposto ad accettarla. Se continuerà a farvi del male, è il momento di dare un taglio al vostro rapporto. Come si suol dire, essere buoni non significa essere stupidi.

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