Quando le emozioni ci sopraffanno, cosa fare?

22 Settembre 2019

Quando le emozioni ci sopraffanno, fermiamoci e respiriamo a fondo. Avremo provato tutti questa sensazione durante una discussione o quando l’ansia, sempre attenta e in agguato, prende il controllo di una situazione e ci rende prigionieri. Questi sequestri emotivi risultano devastanti; tuttavia, abbiamo sempre alla nostra portata utili strumenti per non perdere il controllo.

Vi è chi è più vulnerabile alle inondazioni emotive; mentre altri dispongono di un ferreo autocontrollo grazie al quale gestiscono una per una ciascuna di queste “minacce emotive”. Come chi inghiottisce a forza un pezzo di cibo senza prima averlo masticato. Tuttavia, nessuna delle due strategie è solita produrre i migliori risultati quando le emozioni ci sopraffanno.

“Il cervello emotivo risponde a un evento più in fretta del cervello pensante”.
-Daniel Goleman-

L’impronta di questi complessi universi emotivi resterà lì, in superficie, rubandoci la calma e l’equilibrio. Così, è comune nella pratica clinica assistere pazienti che si lamentano delle stesse cose: “ho un terribile problema di ansia”, “non so che cosa fare con la mia ira, mi sovrasta”, “ho riesco a gestire le mie emozioni, non so che cosa fare affinché mi lascino vivere”.

Queste dichiarazioni ci dimostrano ancora una volta l’inclinazione di cui dà prova la popolazione in generale riguardo a questo argomento. Continuiamo a pensare alle emozioni come qualcosa di negativo, che provare angoscia non abbia alcun proposito, che la vita stessa senza l’ombra della paura sarebbe una vita più sensata. Ci si dimentica, forse, che queste dimensioni hanno sempre un chiaro fine per la nostra sussistenza e il nostro adattamento.

Conoscere, accettare e gestire le emozioni, senza fuggire a esse o negarle, ci eviterà queste inondazioni emotive così ricorrenti.

Ragazza con ombrello che emette fumo celeste

Quando le emozioni ci sopraffanno, guardiamo l’orizzonte

Quando le emozioni ci sopraffanno, dobbiamo cercare la linea dell’orizzonte e concentrarci su di esso per un attimo. Lasciamo che il mondo scorra con i suoi suoni, che la discussione sul lavoro segua il suo corso. Lasciamo che questo stimolo che ci spaventa resti congelato nel tempo, catturato in una dimensione inoffensiva. Fissiamo lo sguardo su questa linea immaginaria di pace e concediamo al nostro organismo qualche secondo, durante il quale regolare la respirazione, i battiti cardiaci, la tensione.

Quando regna il caos, il miglior balsamo è sempre la calma. Questo perché quando l’essere umano sperimenta un’inondazione emotiva, a reggere il meccanismo di panico è la parte più istintiva del nostro cervello; e, in questi istanti, tutto è caotico, disordinato e intenso. Al punto che la corteccia prefrontale, lì dove vengono orchestrate la nostra capacità di analisi, la presa delle decisioni e il ragionamento logico, resta “disconnessa”.

L’amigdala e il viaggio diretto verso la paura o l’ira

Quando le emozioni ci sopraffanno, possiamo passare dalla calma al panico, alla rabbia o alla paura in soli cinque secondi. Com’è possibile? Quale meccanismo interiore è capace di prendere il controllo in un tale modo? Ci saremo posti tutti questa domanda qualche volta, e la risposta non potrebbe essere più affascinante, e allo stesso tempo inquietante: dipende tutto dall’amigdala.

Come ci rivela uno studio condotto dall’Università Emory, in Atlanta, e pubblicato sulla rivista Biological Psychiatryl’amigdala modula il nostro comportamento associato alla paura, allo stress o all’aggressività. È stato dimostrato che questa piccola struttura raccoglie le informazioni dall’ambiente circostante, in relazione alle minacce che ci circondano (reali o meno); e sempre essa  ci fa reagire con un fine concreto: sopravvivere.

Uomo frustrato con mano sul volto

Emozioni non regolate, emozioni che prendono il sopravvento

Le persone che sviluppano un disturbo emotivo non possono o non riescono a regolare le proprie emozioni. Questa situazione con il tempo genera maggiore angoscia, fino a dare forma a una specie di impotenza dove tutto sfugge al nostro controllo. Pertanto, dobbiamo aver chiaro che le emozioni che non regoliamo oggi, ci sopraffaranno domani, e se questa situazione diventa cronica, possono comparire determinate condizioni, come l’ansia generalizzata e la depressione.

Un altro aspetto da considerare è che in queste situazioni non serve a niente sopprimere le emozioni o bloccare i pensieri. La classica idea del “non penserò a questo, o meglio reprimo questa rabbia o questa ira”, lungi dall’aiutarci, può generare in noi più blocchi o problemi nel breve e nel lungo termine.

Cosa fare quando le emozioni ci sopraffanno?

Qual è la strategia più adeguata quando le emozioni ci sopraffanno? Spesso, in qualsiasi contesto psicologico, facciamo uso della parola “controllo emotivo”. Bene, invece di “controllo” sarebbe più adeguato fare uso del termine “regolazione”, per la flessibilità e il dinamismo che questa parola ci trasmette.

Quando le emozioni ci sopraffanno, respiriamo a fondo diverse volte, senza fretta. A poco a poco, acquisiremo il controllo del nostro corpo per arrivare fino alla nostra mente…

In qualche modo, chi controlla tende a includere in quest’azione un mix di forza e dominio. In questo caso, e in ambito emotivo, è preferibile abbandonare le resistenze e optare per l’accettazione, la gestione, la flessibilità, la trasformazione e il movimento.

Vediamo dunque quali strategie dovremmo applicare in questi casi.

  • Uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology sottolinea che la regolazione emotiva non ha taglia unica. In altre parole, non vi è una strategia unica che ci serva per qualsiasi situazione e circostanza. L’ansia di affrontare un esame, una discussione, dover accettare una rottura o persino una perdita, farà sì che si debbano mettere in pratica delle strategie per affrontare la situazione.
  • D’altra parte, le emozioni sussistono sempre per un proposito e dobbiamo chiederci cosa si aspettano o desiderano da noi. Di conseguenza, alzare lo sguardo verso l’orizzonte è sempre una strategia utile di fronte a uno stato di allarme, per entrare nel nostro “palazzo” mentale e incontrarci con noi stessi. Una volta qui, dobbiamo chiederci cosa sta accadendo e perché.
  • L’amigdala cerebrale è una sentinella che, nella maggior parte dei casi, decide di mobilitare la paura o la rabbia. Agisce per istinto e non per logica. Quando lo fa, assume il controllo del nostro corpo e scatena tutta la sintomatologia che già conosciamo: tachicardia, nausea, sudorazione, etc.
Sagoma che pratica respirazione profonda

Quando le emozioni ci sopraffanno, serve a poco dire a noi stessi “calmati, non sta succedendo niente”. Perché per il nostro organismo e il nostro cervello sta accadendo. In questi momenti la cosa più adeguata da fare è calmare il nostro corpo mediante la respirazione profonda. Inspirare a fondo ed espirare ci aiuterà a regolare la frequenza cardiaca, a rilassare le tensioni muscolari… E, quando il corpo avrà ritrovato l’equilibrio, potremo bussare alla porta della nostra mente e conversare con essa.