Non si può rimandare la decisione di rigenerarsi

1 maggio 2016 in Psicologia 26 Condivisi

Henry Ford, il famoso ideatore dell’omonima macchina, decise di suddividere la catena di montaggio della sua impresa in 84 passaggi distinti e di formare ogni lavoratore perché si occupasse di uno di essi, con il fine di aumentare la produttività. Tutti svolgevano un unico compito e non potevano cambiarlo per fare qualcosa che gli piacesse di più, dunque non potevano assolutamente rimandare le attività che non trovavano piacevoli.

Nonostante le intenzioni di Ford, questo metodo fece sì che i lavoratori abbandonassero l’impresa, dato che la loro giornata si era trasformata in una routine monotona e noiosa. In effetti, ci capita spesso di rimandare cose che ci hanno stufato perché fanno parte di una routine troppo rigida.

Rimandiamo le cose che dobbiamo fare per vari motivi: per pigrizia, per paura di uscire dalla zona di comfort, perché siamo stressati dalla monotonia quotidiana, ecc. Tuttavia, quando decidiamo di cambiare la nostra vita e di rigenerarci, non possiamo lasciare nulla al domani, non possiamo permetterci di rimandare la nostra felicità.

Il fatto di rimandare alcuni compiti può generare in noi ansia a causa di tutte le cose che dobbiamo fare. Rinviamo certe attività perché le associamo a qualcosa di fastidioso, a un cambiamento oppure a una sfida. Di conseguenza, etichettiamo quel compito come noioso, difficile, impossibile o semplicemente seccante; è così che creiamo la scusa perfetta per scaricare la nostra responsabilità al riguardo.

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Uscire dalla zona di comfort significa non rimandare

Le tecniche di coaching sono un ottimo modo per aiutarci ad uscire dalla nostra zona di comfort. Esse suggeriscono di non rimandare nulla, di seguire certi passaggi per raggiungere un obiettivo e di realizzare ogni singolo passaggio. Perché, in fondo, la posta in gioco è un sogno che può diventare realtà, una meta della vita personale o professionale.

Nel coaching, la zona di comfort è un insieme di limiti che ognuno di noi si pone e che riteniamo essere la demarcazione assoluta della nostra esistenza. Ci accomodiamo con un determinato stile di vita, rinunciando ad avere iniziative personali e ad assumere il controllo della nostra esistenza. Un processo di coaching, che di solito è semplice e breve, ci può aiutare ad uscire dalla zona di comfort per mezzo di alcune tecniche.

La nostra zona di comfort è definita dalle cose che ci piacciono e da quelle che non ci piacciono, quindi uno dei primi esercizi da fare per capire qual è la nostra zona di comfort ed evitare di rimandare le nostre attività è fare una lista di tutte le cose che non ci piacciono, ma che invece dobbiamo realizzare.

Ad esempio, se non amate parlare in pubblico, probabilmente è bene che facciate una prova parlando davanti a poche persone. Forse la cosa non vi apporterà nessun beneficio diretto, ma sarà un passo importante per iniziare ad uscire dalla vostra zona di comfort. Si tratta di tentare piccole cose che di solito vi intimoriscono o infastidiscono, perché quel timore e quell’assenza di comodità sono chiari segnali che state uscendo dalla vostra zona di comfort.

Se vi prefissate un obiettivo personale o professionale, è necessario che abbiate il coraggio di superare quel momento critico e di non posticipare. A questo scopo, il supporto di un coach che vi guidi in questo percorso vi aiuterà e vi darà forza nel momento in cui dovrete varcare la soglia della vostra zona di comfort.

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Perché rimandiamo?

Sin da quando si è piccoli, ci insegnano che bisogna lavorare sodo, sacrificarsi ed accettare il proprio destino. In questo modo, si crea una zona di comfort che ha l’effetto secondario di generare in noi la paura di certe situazioni o aspetti che vanno oltre le norme stabilite per noi da bambini. Quella paura è proprio una delle ragioni per cui rimandiamo tutto ciò che non ci piace, ma che dobbiamo fare per realizzare i nostri sogni.

Per raggiungere un sogno, bisogna iniziare a sognare, fissare una scadenza da rispettare e lavorare per riuscirci. Questo è esattamente ciò che ci insegna il coaching; si tratta di stabilire un obiettivo concreto e ben definito.

Bisogna affrontarlo poco a poco, con le giuste pause, in modo da poterci riposare, ma anche ricaricare grazie alla motivazione ricavata dai successi ottenuti. Il fatto di procrastinare o rimandare i nostri compiti è un freno a questa motivazione ed è un ostacolo in cui, nella maggior parte dei casi, non possiamo permetterci di incappare.

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