Caro me, smettiamo di lottare per qualcuno che non ci ama

· 13 novembre 2016

Caro me, smettiamo di lottare per qualcuno che non ci ama. Andiamo avanti per non ferirci mai più con un amore con troppe controindicazioni. Riempiamo il cuore di dignità e sradichiamo questa dittatura affettiva per poter dire coraggiosamente “ti lascio, perché mi amo”.

Sappiamo che non è facile. Siamo consapevoli che dentro il nostro cervello non esiste il pulsante RESTART, un’uscita di emergenza o una finestra da aprire per far entrare l’aria fresca, in modo che la prigione delle nostre pene si ossigeni. Il cervello è ostinato, metodico e persistente. È un’entità che lotta e si aggrappa per mantenere i ricordi emotivi, perché sono loro, in fin dei conti, a dare una grande impronta alla nostra identità.

Per dimenticare un amore, non c’è miglior rimedio di un altro amore o di una distesa di terra che separi i due penitenti”.

(Lope de Vega)

Dicono che amare senza essere amati sia come provare ad accendere una candela con un fiammifero spento. La verità è che non sappiamo bene perché lo facciamo, perché ci impegniamo ad idolatrare qualcuno che non ci ama. Persistiamo e resistiamo, e continuiamo a dire “se gli dico questo forse…”, “magari se cambio questo aspetto di me…”; come se, così facendo, ottenessimo qualcosa.

Tuttavia, l’amore non è un distributore automatico. Non basta inserire una monetina e schiacciare un pulsante per ottenere ciò che tanto desideriamo. A volte non c’è altro rimedio che fare il passo decisivo: uccidere le false speranze e smettere di struggerci per chi cammina verso altre direzioni con un’altra compagnia.

ragazza con cuore davanti la faccia

L’ombra di chi non ci ama è difficile da scacciare dal cervello

Ci chiedevamo il perché di questo fenomeno, perché voltare pagina e agire con più integrità sia così difficile quando sappiamo di non essere amati. La risposta sta, ovviamente, in quell’intricato e allo stesso tempo affascinante mondo neurologico. Facciamo un esempio per capire meglio.

Da qualche giorno abbiamo la totale sensazione di stare bene. Stiamo superando la rottura. Tuttavia, in un pomeriggio qualsiasi, incrociamo una persona che usa lo stesso profumo del nostro ex. Senza sapere come, la sofferenza ci attacca di nuovo al punto da immobilizzarci, da portarci di nuovo alla deriva delle lacrime.

Antoine Bechara è un famoso neurobiologo dell’Università della California che ha dato una definizione del cosiddetto “conflitto cerebrale”. Quando una persona viene rifiutata, il cervello rimane legato a determinati stimoli, immagini e ricordi. La rete neuronale incaricata di costruire questa intima e potente relazione si trova tra due aree molto specifiche: l’ippocampo e l’amigdala.

viso di uomo

Non possiamo dimenticare che queste strutture reggono e dirigono tutta la memoria intimamente connessa con le emozioni. Così, ogni esperienza vissuta con quella persona speciale è stata incisa dentro di noi a fuoco e si ancora a determinati stimoli che agiscono come diffusori o rievocatori del ricordo.

Per questo motivo, quando sentiamo un profumo, vediamo un determinato indumento, una fotografia o andiamo in un ristorante in cui cenavamo il fine settimana, i nostri neurotrasmettitori si attivano fino al punto di trasformarci in veri e propri dipendenti da quell’amore impossibile.

Non è così facile spezzare quel legame e rappacificare quel conflitto cerebrale.

Caro me, apri gli occhi e guarisci il tuo cuore

L’anatomia del rifiuto e dell’abbandono è cruda, profonda e complessa. Sappiamo che la nostra resistenza a voltare pagina non è sempre volontaria, che anche il nostro cervello alimenta questo circolo vizioso e biochimico e si auto-condanna.

“Ho imparato che non posso esigere l’amore di nessuno. Solo io posso dare buoni motivi per essere amato e avere pazienza che la vita faccia il resto”.

(William Shakespeare)

I neurobiologi ci spiegano anche che il “fattore-tempo” finisce per ridurre l’attività di questi ricordi vincolati. Le connessioni cerebrali che favoriscono queste emozioni negative perdono forza un po’ alla volta, fino a diventare l’eco di una triste e lontana melodia, che finiamo per evocare con meno dolore.

Se applicheremo alcune strategie psicologiche adeguate con cui smettere di alimentare il culto di chi non ci ama, con il passare dei mesi riusciremo ad avanzare con maggiore calma. Ora vi diremo quali strategie potrebbero aiutarvi.

ragazza con mano sulla bocca del ragazzo

Strategie per superare un rifiuto affettivo

“Caro me, se non ti amano, ricordati di amare te per primo e al di sopra di ogni cosa”. Questa è senz’altro la principale premessa che bisogna memorizzare e applicare. Tuttavia, è evidente che non ci hanno insegnato né a rinunciare né a perdere, per questo motivo facciamo molta fatica ad eliminare i legami di questo tipo.

  • Dovete capire che amare non significa sacrificare. Le frasi “forse se smetto di fare questo mi amerà” o “se cambio in questo aspetto gli piacerò di più” sono totalmente inutili. Non fatelo. Non date il via a suicidi emotivi, non umiliatevi, non annientate l’unica cosa che vi dà forza, ovvero la vostra autostima.
  • Se vi ferisce, non vi ama. È semplicissimo. Se siete esseri invisibili nel suo carosello di infedeltà, egoismi e parolacce, allontanatevi. Perché essere la vittima di questa stanza delle torture emotive in cui vi siete resi prigionieri da soli? Scappate; alla fine vi renderete conto che la libertà è la medicina migliore e che la solitudine è un rifugio gradevole.
  • La prima cosa da perdere negli amori impossibili è la speranza. Ci sono relazioni che nascono con già incisa a fuoco la data di scadenza. Se siete pienamente consapevoli che niente di ciò che desiderate potrà realizzarsi, uscite dalla porta principale. Con dignità, a testa alta e con il cuore integro.

Amare qualcuno che non ci ama è infinitamente doloroso, ma lo è ancor di più smettere di amare noi stessi per seguire qualcuno che non ci merita. Agite con integrità e saggezza, sempre consci di dover amare solo chi è degno di essere amato.