Will Hunting: genio ribelle

09 giugno, 2020
"Will Hunting: genio ribelle" racconta la storia di un giovane con una mente brillante. Attraverso i dialoghi dei personaggi, scopriamo a fondo il passato tumultuoso del protagonista. Una storia all'insegna dell'ottimismo con un messaggio universale.
 

Negli anni ’90, il regista Gus van Sant godeva del sostegno della critica negli ambienti cinematografici alternativi e indipendenti. Il regista aveva sempre mostrato una certa predilezione per i personaggi marginali, raccontando le difficoltà degli uomini gay e persino dei tossicodipendenti. Will Hunting: genio ribelle ha rappresentato un’inversione di rotta nel suo cinema, che l’ha proiettato nell’olimpo dei film campioni d’incassi.

Era il 1997, un decennio in cui il cinema semplice e chiaramente positivista aveva invaso gli schermi americani. In questo senso, Will Hunting: genio ribelle è un film molto “anni ’90”, con una trama semplice, senza troppi intrighi e un risultato prevedibile. Tuttavia, il messaggio ci conquista fin dalle prime immagini e ci invita a guardare la pellicola fino alla fine.

Il film ci presenta un giovane problematico, carismatico, con una chiara tendenza alla violenza. Contro ogni previsione, dimostra di avere una mente brillante, un talento speciale per la matematica e una memoria sorprendente.

A causa di una rissa, avrà dei problemi legali, da cui riuscirà a uscire con l’aiuto del professor Lambeau, un luminare nel campo della matematica che è disposto a dargli una possibilità. Il giovane dovrà tuttavia andare in terapia, ma non ottiene buoni risultati con nessuno psicologo fino a quando non entra in contatto con Sean, ex collega di Lambeau.

Il film ci rivelerà gradualmente le ragioni che portano Will ad adottare questo comportamento violento, ovvero non voler instaurare legami con niente e con nessuno. Robin Williams ci regala una grande interpretazione con Sean, personaggio che ci ricorda da vicino il professore di Carpe diem: l’attimo fuggente (regia di Peter Weir, 1989).

 

Un cast che funziona

Curiosamente, a differenza di altri film simili, Will Hunting: genio ribelle non si ispira a un’opera letteraria; si tratta di una sceneggiatura originale.

All’epoca Ben Affleck e Matt Damon non erano i volti noti che sono oggi. È vero che entrambi stavano muovendo i primi passi come attori con notevole successo, ma per molti erano ancora due sconosciuti.

Si dice che la sceneggiatura di Will Hunting: genio ribelle abbia iniziato a prendere forma nel tentativo di fare qualcosa di diverso, tra amici. Inizialmente, il film aveva un tono più vicino al thriller e al poliziesco, ma alla fine il risultato si è allontanato molto da questa idea.

In un primo momento il produttore aveva mostrato una certa riluttanza a includere i due giovani nel cast, finendo per cedere, per fortuna. E diciamo per fortuna, perché uno dei punti forti del film è proprio l’interpretazione degli attori. Abbiamo già parlato di un eccezionale Robin Williams, ma il messaggio non sarebbe penetrato così in profondità solo grazie al lavoro di un singolo attore.

I dialoghi e le scene tra Robin Williams e Matt Damon fanno già parte dell’immaginario cinematografico degli anni ’90. Entrambi incarnano alla perfezione i loro personaggi, tanto che il loro rapporto sembra reale.

Un altro dei grandi successi del film risiede nella colonna sonora, composta da Danny Elfman, compositore molto noto all’epoca. Forse adesso il suo nome non ci dice molto, ma alcuni dei brani più conosciuti e amati dal pubblico portano la sua firma.

 

Le sue collaborazioni con Tim Burton sono molto famose: Edward Mani di Forbice, Mars Attacks, La leggenda di Sleepy Hollow … Pensate che è anche il creatore della sigla dei Simpson! In Will Hunting: genio ribelle, Elfman riesce a enfatizzare magistralmente le emozioni dei personaggi attraverso la musica.

Il film possedeva tutti gli ingredienti per essere catapultato verso il successo. E così è stato: su 9 nomination agli Oscar, Robin Williams ha vinto il premio per il miglior attore non protagonista, mentre il premio per la migliore sceneggiatura originale è andato a Matt Damon e Ben Affleck.

Williams e Damon in Will Hunting: genio ribelle

Will Hunting, genio ribelle: un messaggio chiaro

La storia raccontata in Will Hunting: genio ribelle funziona bene perché trasmette un messaggio positivo, ottimista e vincente. Un messaggio che potrebbe finire per stancare a causa della sua prevedibilità. Tuttavia, è ancora attuale ed efficace.

Il cinema mainstream, soprattutto quello americano, ci ha presentato nel corso degli anni numerosi titoli di questo tipo. Con il passare del tempo, la maggior parte è stata dimenticata, forse perché difficilmente credibile o perché il messaggio non è stato convincente.

 

Ma allora perché Will Hunting: genio ribelle si lascia ricordare? Perché abbiamo un cast che rende alla perfezione la forza dei dialoghi; perché lungi dal mostrare un messaggio pieno di artificio, si concentra sulla parte più umana dei suoi protagonisti.

Abbiamo visto questa storia in infinite occasioni. La storia del giovane di periferia, afflitto da carenze emotive e incapace di controllare la sua violenza, che però alla fine riesce a superare gli ostacoli con successo. Non è una novità, non è un argomento rivoluzionario, eppure ci affascina ancora.

La cultura ci salva

Memorabile è la scena in cui, seduto su una panchina, il personaggio di Robin Williams lascia senza parole il giovane Will Hunting. Dimostrandogli che nessuno può sapere come si sente o cosa ha vissuto e che, a sua volta, nemmeno lui può sapere cosa prova il resto del mondo.

I libri e la filosofia ci aiutano a capire e a conoscere il mondo, ma dopo tutto, le esperienze sono personali e soggettive. Poco per volta, assisteremo ai progressi e all’evoluzione del processo di apprendimento di Will.

Il giovane non viene mostrato in modo superficiale, bensì si avvicina a noi attraverso la figura dello psicologo. Un personaggio che finirà per aprire gli occhi ed entrare in empatia con lui, perché come tutti gli esseri umani, porta il proprio carico emotivo e deve affrontare i propri demoni.

Questo messaggio di superamento viene facilmente percepito dallo spettatore. Sebbene il film non presenti alcuna azione, finisce per intrattenerci e immergerci in una sorta di riconciliazione con il passato, accettazione del presente e perdono.

 

Il passato burrascoso di Will Hunting: genio ribelle 

Il passato del protagonista ha conseguenze dirette sul suo presente. Sebbene all’inizio non sia facile capire cosa accade a Will, sappiamo che è successo qualcosa nella sua infanzia, che essere rimasto orfano lo ha traumatizzato, lasciando conseguenze irreparabili.

Lo vediamo nella sua relazione con gli amici, le uniche persone di cui sembra fidarsi; nel suo atteggiamento verso il lavoro e persino nel suo rapporto con Skylar, una giovane studentessa di medicina.

Will sembra non voler essere coinvolto, né sentimentalmente né in  altro modo, con niente e con nessuno. Preferisce non avere responsabilità, non lasciarsi travolgere dai sentimenti.

Uomo che gode dell'esperienza di stare soli con se stessi

L’abbandono sofferto nell’infanzia gli ha causato una paura irrazionale che gli impedisce di mantenere la stabilità nella sua vita. Per questo motivo, non vuole ascoltare le istruzioni del professor Lambeau né viaggiare con Skylar, preferisce continuare la sua vita come ha fatto finora.

Nel film viene rappresentata anche la pressione sociale. A volte diamo per scontato che una persona con elevate capacità cognitive debba usarle al massimo ed esercitare una professione prestigiosa. Forse dovremmo interrogarci sui suoi reali desideri e non stabilire a priori ciò che meglio per lei.

 

È chiaro che Will è speciale, è uno di quei geni che si possono contare sulle dita di una mano tra l’intera popolazione mondiale, ma ciò non significa che debba seguire un percorso predefinito. In contrapposizione alla pressione esercitata da Lambeau, Sean reagirà con comprensione, cercando di far decidere al giovane cosa è meglio per lui, nel tentativo di risolvere i suoi conflitti passati e costruire il suo percorso futuro.

In breve, Will Hunting: genio ribelle è un film chiaramente anni ’90, positivo e a tratti scontato. Ma la sua forza risiede nell’universalità del suo messaggio, nel modo in cui riesce a trasmettere emozioni e, infine, nella sua capacità di trasmetterci un messaggio positivo senza rinunciare al puro intrattenimento.

“Dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo.”

-Will Hunting: genio ribelle-