I 9 libri imperdibili secondo Vargas Llosa

· 8 ottobre 2015

Come quasi tutti gli scrittori, anche il Premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa è un appassionato lettore. Gran parte della sua vita è stata dedicata alla lettura e alla scrittura, ed è per questo che Vargas Llosa è anche un grande conoscitore della letteratura mondiale.

Alcuni dei libri che ha letto l’hanno segnato a tal punto da fargli dire che sono libri che tutti dovrebbero leggere prima di morire. Ecco i 9 libri più importanti per lui: prendete appunti!

1 – La signora Dalloway, di Virginia Woolf

Secondo Vargas Llosa, in questo libro “l’ornamento sistematico della vita, dato dalla rifrazione di sensibilità squisite, in grado di far scaturire da ogni oggetto e situazione la bellezza segreta che racchiudono, è ciò che conferisce al mondo della Signora Dalloway la sua miracolosa originalità”.

2 – Lolita, di Vladimir Nabokov

Su questo libro, il Premio Nobel commenta: “Humbert Humbert racconta questa storia con le sue pause, momenti di suspense, falsi indizi, ironie e ambiguità proprie di un narratore esperto nell’arte di mantenere viva in ogni momento la curiosità del lettore. La sua storia è scandalosa, ma non pornografica, nemmeno erotica. Una beffa costante alle istituzioni e alle professioni, dalla psicoanalisi – una delle bestie nere di Nabokov – fino all’educazione e alla famiglia, permea il dialogo di Humbert Humbert”.

3 – Cuore di tenebra, di Joseph Conrad

Parlando di questo libro, Vargas Llosa dice: “Ben poche storie sono riuscite a esprimere in modo così sintetico e attraente il male, inteso nelle sue connotazioni metafisiche individuali e nelle sue proiezioni sociali”. Il film Apocalypse Now è basato su questa meravigliosa perla della letteratura universale.

4 – Tropico del Cancro, di Henry Miller

Fu uno dei libri più dibattuti della sua epoca e ancora oggi risveglia forti polemiche. Su quest’opera, Vargas Llosa commenta: “Il narratore-protagonista di Tropico del Cancro è la grande creazione del romanzo, il più straordinario successo di Miller come romanziere. Quell’Henry osceno e narcisista, incurante del mondo, sollecito soltanto con se stesso e i suoi interessi, possiede, prima di tutto, una retorica inconfondibile, una vitalità rabelesiana che gli permette di trasformare la volgarità e la sporcizia in arte, per spiritualizzare con la sua immensa voce poetica le funzioni fisiologiche, la meschinità, lo squallore, per dare una dignità estetica alla trivialità”.

5 – Auto da fé, di Elias Canetti

Quest’opera scritta da un altro Premio Nobel è un’altra delle preferite di Vargas Llosa. “Canetti si è servito dei demoni che lo abitavano, accanto a quelli che abitavano la sua società e la sua epoca. Emblema barocco di un mondo sull’orlo dell’esplosione, il suo romanzo rappresenta così una fantasmagorica creazione sovrana, in cui l’artista ha fuso le sue paure e i suoi appetiti più intimi con le paure e le crisi che stavano sgretolando il suo mondo”.

6 – Il Grande Gatsby, di Francis Scott Fiztgerald

Del Grande Gatsby, Vargas Llosa sottolinea: “Qualsiasi romanzo è un labirinto complicato composto da molte porte che si aprono sull’intimità. La porta che la confessione dell’autore del Grande Gatsby ci apre si spalanca su una storia romantica, di quelle in grado di far piangere”.

7 – Il dottor Zhivago, di Boris Pastrnak

Un’opera estesa a cui, senz’altro, molti sono arrivati attraverso il cinema. Un classico dei classici su cui l’autore peruviano commenta: “Senza la confusione di una Storia che li manipola, li stordisce e, infine, li fa a pezzi, le vite dei protagonisti non sarebbero ciò che sono. La Storia è l’argomento centrale di questo romanzo, in cui rifà la sua comparsa, una e un’altra volta, come leitmotiv, nel corso delle sue turbolente peripezie: l’individuo indifeso di fronte alla storia, la sua fragilità e l’impotenza quando si vede intrappolato nel vortice del grande avvenimento”.

8 – Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

L’opinione di Vargas Llosa su quest’opera è molto decisa: “Come in Lezama Lima, come in Alejo Carpentier, narratori barocchi che assomigliano a Tomasi di Lampedusa perché hanno a loro volta costruito mondi letterari di una bellezza scultorea, emancipati dalla corrosione del tempo, nel Gattopardo la bacchetta magica in grado di lanciare il sortilegio in cui la finzione acquisisce una fisionomia propria, un tempo sovrano diverso da quello cronologico, è il linguaggio”.

9 – Opinioni di un Clown, di Heinrich Böll

Opinioni di un Clown, il romanzo più celebre di Böll, è un’ottima testimonianza di quella sensibilità sociale scrupolosa fino all’estremo. Si tratta di un’opera di narrativa ideologica o, come dicevano all’epoca in cui venne pubblicato (1963), ‘impegnata’. La storia è un mero pretesto per emettere un severissimo giudizio religioso e morale sul cattolicesimo e la società borghese della Germania Federale del dopoguerra”, sentenzia l’acuto scrittore.

Immagine per gentile concessione di dadevoti