Anche la felicità s’impara. Ecco come fare!

· 19 ottobre 2015

“La felicità consiste nel rendersi conto che niente è troppo importante”

Antonio Gala

In nome della felicità si dicono molte bugie e altrettante mezze verità, che sono anche più pericolose, perché la loro maschera è più convincente.

L’immaginario collettivo suggerisce che si tratta di una specie di “Nirvana” al quale non dobbiamo perdere la speranza di accedere. Una specie di stato di completezza e fortuna costante.

Ogni epoca e ogni società stabilisce un inventario delle caratteristiche o delle condizioni che bisogna rispettare per poter entrare in questo splendido paradiso terrestre. Oggigiorno, l’idea della felicità si basa su tre pilastri: potere, ricchezza e bellezza.

Tuttavia, paradossalmente, l’idea del Nirvana e dei suoi tre pilastri ha provocato più frustrazione che felicità. Il potere, così come la ricchezza e la bellezza, non sembrano avere l’effetto di completezza che alcuni gli conferiscono.

Anzi, al contrario. Se queste caratteristiche fossero le uniche e imprescindibili fonti di felicità, non vedremmo le dipendenze aumentare tra la gente ricca e potente e non riceveremmo notizie di facoltosi protagonisti di drammi nella loro vita reale.

Cos’è la felicità? Come si fa a ottenerla?

Uno studio portato a termine dal professor Tal Ben-Shahar, esperto di psicologia positiva dell’Università di Harvard, suggerisce che il sentimento della felicità può essere appreso!

I mezzi per acquisire questa conoscenza sono gli stessi usati per accedere a qualsiasi altra abilità: tecnica e pratica.

Secondo Tal Ben-Shahar, le sei chiavi della felicità sono le seguenti.

1. Imparare a celebrare i fallimenti

Coloro che sono in grado di valorizzare in modo positivo i propri fallimenti, riescono ad essere più felici. Credersi infallibili è molto nocivo, così come pensare che non si ha il diritto di commettere errori. Oltre a tutto ciò, si tratta di una posizione idealista e, allo stesso tempo, tirannica con noi stessi.

L’errore non è forse il pane quotidiano? La scienza stessa, che è un modello di precisione e perfezione, non ha forse visto migliaia di errori durante la storia?

Pensare di non dover, o non poter, commettere errori è un’idea senza senso che non fa che causare ansia e depressione.

2. Essere grati di ciò che si ha

Spesso si pensa che la salute, la famiglia o il lavoro sono delle realtà per sempre fisse ed è per questo che non gli attribuiamo un valore rilevante nella nostra vita. Diamo per scontato che fanno parte dei nostri beni e dimentichiamo che, in un secondo, è possibile perdere uno qualsiasi di questi tesori.

Purtroppo, giorno dopo giorno, ci dimentichiamo di essere grati per tutti i miracoli quotidiani che ci sembrano “normali” e ci rendiamo conto del loro immenso valore e di quanto sono importanti solo quando non ci sono più.

3. Le endorfine

Sono gli ormoni della felicità. Si trovano nel nostro cervello e le abbiamo sempre a portata di mano, ma non sappiamo come usarle. Una passeggiata di mezz’ora ogni giorno aiuta a liberare una dose sufficiente di endorfine. Un abbraccio lungo 10 secondi, basta per almeno 3 minuti pieni di endorfine e felicità.

La questione è semplice: se ci abituiamo a mettere in pratica delle abitudini che liberano le endorfine, di sicuro la nostra vita sarà più felice.

Sorriso

4. Semplificare la vita

È vero che si vive una volta sola, ma ciò non significa che bisogna cercare di vivere tutto allo stesso tempo. Una delle malattie contemporanee è il voler fare molte cose allo stesso tempo e, se possibile, tutto molto velocemente. Né la salute fisica né la salute mentale possono sopportare a lungo una vita che corre come un treno troppo carico.

Imparate a organizzarvi. Date a ogni attività il tempo di cui ha bisogno e il suo valore. Eliminate tutte quelle faccende che rubano momenti preziosi della vostra vita. Probabilmente non morirete di fame se lavorate un po’ meno. D’altra parte, invece, potreste pagare un prezzo altissimo se togliete tempo a voi stessi o alle persone che amate di più.

5. La meditazione

Non dovete diventare un Dalai Lama tibetano. Basta dedicare alcuni momenti della giornata a trovare l’equilibrio tramite l’esercizio di una pratica semplicissima: la meditazione.

La meditazione si è dimostrata un grande sostegno per raggiungere la pace interiore. Inoltre, migliora il funzionamento delle abilità cognitive, creative e della volontà.

Cancro

6. Coltivare la resilienza

Sì, la resilienza può essere coltivata. Non si tratta di un’abilità innata, bensì si sviluppa. Viene definita come la capacità di affrontare le situazioni avverse e uscirne più forti. È molto più facile a dirsi che a farsi.

Per essere resilienti, bisogna impegnarsi molto. Bisogna concentrarsi sul trovare il fiore nel fango: l’insegnamento nel bel mezzo delle difficoltà. È una strada verso la saggezza e verso la felicità, definita in termini realisti: una relativa pace interiore e una capacità costante di trovare il meglio del mondo nel quale ci è toccato vivere.

Immagine per gentile concessione di José Ramírez