Liberarsi del rancore

· 26 giugno 2015

Quando proviamo rancore, sentiamo anche dolore e rabbia repressi, che si sono protratti per lungo tempo da quando è successo quel fatto per cui ancora adesso siamo risentiti. Ci stacchiamo da quanto è successo o da quello che potrebbe succedere in futuro e rimaniamo sempre nella stessa situazione, che sembra non cambiare mai.

“Provo rancore verso mia sorella, perché quando avevo bisogno di lei, non si è interessata a me, non si è preoccupata e non le importava quello che facevo”, “Ce l’ho con il mio compagno, perché un anno fa non mi ha consultato prima di prendere quella decisione importante”.

Eliminiamo l’interesse verso l’altra persona e facciamo in modo che non ci importi quello che fa o dice. Tuttavia, non possiamo allontanare la sensazione di frustrazione, rabbia, impotenza o dolore per ciò che ci ha offeso.

Quando proviamo rancore o risentimento, continuiamo a provare quella sensazione, come suggerisce la parola stessa, “ri-sentimento”. È un piccolo cassetto dove conserviamo il dolore e la rabbia repressi, non elaborati, ma accumulati nel tempo e che, se non facciamo attenzione, potrebbero continuare a crescere come un mostro che si fa strada dentro di noi e diventa sempre più grande.

In genere, chi prova risentimento o rancore all’inizio non si trova nelle condizioni ideali per capire, risolvere o dimenticare, in quanto si tratta di un’emozione molto negativa a livello sociale.

Il rancore, però, come qualsiasi altra emozione, ha un’origine e un motivo di essere che permettono di comprenderlo e che servono per segnalare la presenza di un problema o di una difficoltà che facciamo fatica a risolvere.

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Sentire e ri-sentire

Il risentimento ha origine quando viviamo un’esperienza frustrante, che ci sconvolge e per la quale non esprimiamo il nostro dolore o la nostra rabbia. Per questo, le persone che provano rancore o risentimento solitamente sono ipersensibili, vivono il dolore e la rabbia con grande intensità in quanto non hanno imparato a manifestarle in maniera adeguata.

Così, poco a poco, rabbia e dolore si accumulano per poi diventare esagerate e sproporzionate.

Il dolore e la rabbia che vivono dentro di noi crescono sempre di più fino a diventare una sorta di mostro che si approfitta di noi. Sappiamo tutti che tutto quello che non viene espresso e metabolizzato diventa tossico e cronico.

Di fronte alla presenza costante del rancore, vale la pena chiederci che opinione abbiamo di noi stessi per il fatto di provare questa rabbia repressa, in quanto ci aiuterà a scoprire in che modo la stiamo elaborando.

Possiamo valutarci in molti modi, alcuni ci aiuteranno a risolvere il rancore, ma altri, come il disprezzo verso noi stessi o il fatto di sottovalutarci, non faranno altro che peggiorare il rancore stesso.

Se oltre al dolore e alla rabbia, ci auto-rimproveriamo, potremmo sentirci “brutte persone”, che non meritano di essere amate o aiutate. Questo inevitabilmente compromette l’autostima.

Di conseguenza, per evitare che compaia il rancore, le strategie più efficaci sono: saper arrabbiarsi in “modo corretto” e, soprattutto, riconoscere ed esprimere il dolore che si prova.

Se teniamo in considerazione che la maggior parte di noi non sa o non ha avuto modo di imparare ad esprimere la propria rabbia nel modo adeguato e nemmeno verso dove dirigere l’energia di questa emozione, allora è normale che si creino più problemi che soluzioni.

Quando ci arrabbiamo, di solito è perché le nostre aspettative sono andate oltre la realtà. Di conseguenza, dobbiamo tenere presente che stiamo producendo un aumento di energia per avere più forza e risolvere il problema che ci ha dato fastidio. La questione è come e quanto esprimiamo questo fastidio.

Questo, insieme all’atto di comunicare il nostro dolore senza rimproverarci, farà sì che non cresca il rancore dentro di noi.

Tuttavia, se non possiamo evitare che compaia il rancore, dovremmo osservare e cambiare il nostro pensiero su quanto ci ha ferito. Invece di sminuire la nostra persona, dobbiamo darci la possibilità di trasmettere come ci sentiamo e di cosa abbiamo bisogno, così ci rendiamo conto di essere feriti e arrabbiati e potremo comunicarlo alla persona in questione in modo adeguato.

Si tratta di essere consapevoli di ciò che succede e di identificare come ci sentiamo, invece di agire in modo automatico, oltre a comprendere che non tutti possono darci quello che abbiamo chiesto o di cui abbiamo bisogno, non solo per le circostanze, ma anche perché spesso non esprimiamo chiaramente le nostre necessità.