Sindrome di wanderlust: l'ossessione di viaggiare


Scritto e verificato lo psicologo Sergio De Dios González
La sindrome di wanderlust è un termine con cui si indica l’ossessione che alcune persone hanno di viaggiare. Un desiderio che nasce da una “necessità”, fuori dal comune, di conoscere nuovi angoli del mondo e scoprire altre culture.
La sua etimologia deriva da wandern (escursione, viaggio, gita) e lust (desiderio, brama). Dall’unione delle due parole nasce il termine “desiderio di viaggiare”. La traduzione letterale di wanderlust in italiano sarebbe ‘passione per i viaggi’, simile al significato della parola ‘dromomania’ che equivale a un’inclinazione eccessiva o un’ossessione patologica di spostarsi da un posto all’altro.
La sindrome di wanderlust: l’ossessione di viaggiare
Fino a pochi anni fa, i viaggi di piacere in cerca di avventure da raccontare e finalizzati a dare adito allo spirito avventuriero dei giovani erano qualcosa di inimmaginabile. La sindrome di wanderlust è molto più della voglia di andare in vacanza che, in qualche modo, abbiamo tutti; è una necessità che genera la passione per i viaggi e la voglia di scoprire nuovi luoghi e culture diverse.

Questa sindrome colpisce donne e uomini in egual misura, normalmente fra i 20 e i 40 anni. Vengono colti da un irresistibile impulso di andarsene, amano fuggire in una parte del mondo e sono sempre in cerca di nuove mete. Alcune inchieste e alcuni studi hanno dimostrato che è la priorità e l’interesse maggiore di questa generazione. Per riuscire in questo scopo, internet è il loro miglior alleato, perché diventa un vero e proprio agente di viaggi. Prenotazioni, acquisti, biglietti e informazioni; tutto si svolge mediante le nuove tecnologie.
Questi viaggiatori incalliti trascorrono la maggior parte del loro tempo a leggere guide di viaggi, a navigare su internet in cerca di voli, hotel, alberghi, ecc., guardano documentari su luoghi esotici e spendono una buona parte delle loro entrate in viaggi. La meta passa in secondo piano quando pianificano il viaggio, diventa un semplice pretesto per godersi il puro piacere di viaggiare; è allora che l’esperienza wanderlust acquisisce tutto il suo significato e si trasforma in uno stile di vita.
Viaggiare arricchisce la persona, apre nuove prospettive e punti di vista alternativi. Conoscere altre culture, impregnarci di tradizioni e vivere in luoghi diversi ci aiuta ad ampliare il nostro raggio visivo e ad alimentare, e allo stesso tempo saziare, questa curiosità verso l’ignoto.
La sindrome di wanderlust è un termine con cui si indica l’ossessione che alcune persone hanno di viaggiare. Un desiderio che nasce da una “necessità”, fuori dal comune, di conoscere nuovi angoli del mondo e scoprire altre culture.
La sua etimologia deriva da wandern (escursione, viaggio, gita) e lust (desiderio, brama). Dall’unione delle due parole nasce il termine “desiderio di viaggiare”. La traduzione letterale di wanderlust in italiano sarebbe ‘passione per i viaggi’, simile al significato della parola ‘dromomania’ che equivale a un’inclinazione eccessiva o un’ossessione patologica di spostarsi da un posto all’altro.
La sindrome di wanderlust: l’ossessione di viaggiare
Fino a pochi anni fa, i viaggi di piacere in cerca di avventure da raccontare e finalizzati a dare adito allo spirito avventuriero dei giovani erano qualcosa di inimmaginabile. La sindrome di wanderlust è molto più della voglia di andare in vacanza che, in qualche modo, abbiamo tutti; è una necessità che genera la passione per i viaggi e la voglia di scoprire nuovi luoghi e culture diverse.

Questa sindrome colpisce donne e uomini in egual misura, normalmente fra i 20 e i 40 anni. Vengono colti da un irresistibile impulso di andarsene, amano fuggire in una parte del mondo e sono sempre in cerca di nuove mete. Alcune inchieste e alcuni studi hanno dimostrato che è la priorità e l’interesse maggiore di questa generazione. Per riuscire in questo scopo, internet è il loro miglior alleato, perché diventa un vero e proprio agente di viaggi. Prenotazioni, acquisti, biglietti e informazioni; tutto si svolge mediante le nuove tecnologie.
Questi viaggiatori incalliti trascorrono la maggior parte del loro tempo a leggere guide di viaggi, a navigare su internet in cerca di voli, hotel, alberghi, ecc., guardano documentari su luoghi esotici e spendono una buona parte delle loro entrate in viaggi. La meta passa in secondo piano quando pianificano il viaggio, diventa un semplice pretesto per godersi il puro piacere di viaggiare; è allora che l’esperienza wanderlust acquisisce tutto il suo significato e si trasforma in uno stile di vita.
Viaggiare arricchisce la persona, apre nuove prospettive e punti di vista alternativi. Conoscere altre culture, impregnarci di tradizioni e vivere in luoghi diversi ci aiuta ad ampliare il nostro raggio visivo e ad alimentare, e allo stesso tempo saziare, questa curiosità verso l’ignoto.
“Io non ho viaggiato per andare da qualche parte, ma per il gusto di viaggiare. La questione è muoversi.”
La sindrome di wanderlust e la genetica
Esistono persone che non sentono il bisogno di viaggiare, che non vengono mai prese da un’inquietudine particolare per scoprire nuovi posti. Pianificano le loro vacanze come un periodo per riposarsi e stare tranquille, o forse per recarsi in un hotel e smettere per un attimo di preparare da mangiare e pulire la casa. Logicamente, questo atteggiamento è l’esatto contrario della sindrome di wanderlust, dove impera la necessità di non trascorrere troppo tempo nello stesso posto e il desiderio di viaggiare diventa il proprio centro vitale.
Oltre a una moda, alcuni esperti assicurano che lo spirito avventuriero, o sindrome di wanderlust, in realtà si trova nei nostri geni e, più concretamente, nel cosiddetto DRD4-7r, un recettore di dopamina (neurotrasmettitore del piacere) che è stato battezzato come “il gene del viaggio”.
Secondo David Dobbs, ricercatore di National Geographic, questo gene fa sì che le persone che lo posseggono accettino meglio i cambiamenti e l’avventura, e anche che si sentano più a loro agio nell’assumersi i rischi connessi a valutare nuove idee, sperimentare nuovi cibi, instaurare nuovi rapporti, ecc. Oltre al costante bisogno di viaggiare, gli individui che possiedono questo gene sono determinati, creativi, desiderano conoscere nuove culture e altri stili di vita. In definitiva, qualsiasi cosa apporti loro una crescita personale.

Siete affetti dalla sindrome di wanderlust?
Le persone che soffrono della sindrome di wanderlust presentano caratteristiche che le differenziano dal resto:
- Hanno il passaporto sempre valido, aggiornato e alla mano, qualora capitasse loro l’opportunità di viaggiare in modo imprevisto. Non hanno paura a uscire dalla loro zona di comfort perché apprezzano i cambiamenti.
- La curiosità di scoprire nuovi posti e altre culture va oltre l’immaginazione e diventa una necessità. Tutti i soldi che guadagnano sono destinati a vivere nuove avventure.
- Appena tornano da un viaggio, iniziano subito a pianificare quello successivo: consultano pagine internet specializzate, guardano documentari o leggono delle guide.
La passione per i viaggi e per conoscere il mondo non si riduce solo a possedere il gene del viaggio, ma è relazionto anche all’infanzia, l’epoca in cui impariamo attraverso il gioco e l’immaginazione. È in questa fase che si sviluppa l’interesse per sapere cosa c’è oltre i confini della propria casa, oltre i confini della scuola e oltre i compiti. Alcuni adulti continuano ad avere la stessa (se non maggiore) passione di allora.
“Scopo del viaggiare è disciplinare l’immaginazione per mezzo della realtà e, invece di pensare come potrebbero essere le cose, vedere come sono in realtà”.
Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.

Scritto e verificato lo psicologo Sergio De Dios González







