Come trattare gli altri e farseli amici

· 18 settembre 2015

Se avete iniziato a leggere questo articolo con l’idea di manipolare qualcuno, avete sbagliato. Questo articolo affronta e pretende altre cose. Il nostro intento, infatti, è quello di darvi alcuni suggerimenti per generare cambiamenti, se lo desiderate, in circostanze in cui siete coinvolti non solo voi, ma anche altre persone.

Vi consigliamo di leggere un libro curioso e molto interessante, “Come trattare gli altri e farseli amici”, di Dale Carnegie. Questo testo vi darà moltissimi buoni consigli e anche alcune strategie per generare un cambiamento. L’autore ha terminato il libro nel 1934, ma i suoi consigli sono tutt’ora validi. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un esemplare che non può assolutamente mancare nella vostra biblioteca.

Secondo Carnegie, ci sono diversi modi per incentivare un cambiamento nelle altre persone:

  • Iniziare la conversazione con approvazione e apprezzamenti onesti. 
  • Sottolineare gli errori dell’altra persona senza farlo direttamente.
  • Parlare per primi dei propri sbagli e poi citare quelli degli altri.
  • Lasciare che l’altra persona si difenda dalle “accuse” e possa esprimere il suo punto di vista.
  • Riconoscere ed elogiare il cambiamento o il miglioramento ogni volta che si verifichi.
  • Generare e fomentare la buona reputazione dell’altra persona, parlando a terze persone delle sue qualità e virtù.
  • Usare la motivazione e l’ispirazione per far sì che gli errori o le mancanze appaiano come cose facili da modificare.
  • Fare in modo che gli altri siano felici delle decisioni che hanno preso e che lo siate anche voi per i risultati raggiunti.

Allora, è possibile incentivare il cambiamento negli altri? Ovviamente sì! Anche se, come sempre, ci sono alcune questioni da tenere presenti. In primo luogo, non si tratta di plasmare tutte le persone che ci stanno accanto perché diventino una sorta di sudditi che non pensano con la loro testa o che dicono sempre di sì a tutto. Si tratta piuttosto di aiutarle e di favorire il benessere comune, non di approfittarsene.

Facciamo un semplice esempio: avete una relazione con una persona che è molto disordinata e i vostri figli hanno iniziato a gattonare e si mettono in bocca tutto quello che trovano. In una situazione del genere, non sarebbe meglio generare un cambiamento o fare in modo che avvenga?

Alcuni potrebbero dire che “è sempre stato così” o “se non ti piaccio, allora trovatene un altro/un’altra”. Tuttavia, le cose non devono essere così estreme. La prima cosa da fare è iniziare un dialogo sul cambiamento, è fondamentale che l’altra persona lo accetti e ne capisca gli aspetti positivi. Vi servirà sia il suo consenso sia il suo aiuto.

Frasi come “lasci sempre tutto in giro”, “sei disordinato/a”, “mi dà fastidio che lasci sempre tutto così com’è, senza riordinare” probabilmente non vi saranno di alcun aiuto e non incentiveranno alcun cambiamento. Perché?

1. Perfino la persona più disordinata di tutte prima o poi sistema, quindi non lascia “sempre” tutto in disordine.

2. Non è nella natura di una persona essere disordinata oppure ordinata. Una persona pratica il disordine, ma questa pratica può essere cambiata. Non possiamo cambiare quello che siamo, ma possiamo cambiare quello che facciamo.

3. I vostri sentimenti di malessere sono una vostra responsabilità, non la responsabilità del vostro partner. Non proiettateli sull’altra persona perché, nonostante i cambiamenti, il vostro malessere non finirebbe.

Allora, come si fa? Usate altre motivazioni: se la casa è in ordine, il bambino correrà meno pericoli, farete una buona impressione sugli ospiti, riuscirete a trovare prima le cose che vi servono, la vostra relazione migliorerà. etc.

Dopo aver raggiunto un accordo, l’importante è fissare una serie di regole per portare a termine il cambiamento. Questo è importante perché così l’impegno si trasforma in compiti in sospeso nella memoria, molto facili da eseguire. Inoltre, con dei compiti concreti, l’obiettivo è molto più facile da raggiungere, valutare e ricompensare.Dale-Carnegie

Con dei piccoli cambiamenti per quanto riguarda il vostro modo di comportarvi, il vostro modo di parlare, di esprimervi, oppure l’ordine in cui strutturate un messaggio, potete aiutare o favorire il cambiamento. In altre occasioni, sarà necessario essere d’esempio affinché l’altro lo segua oppure ringraziare e valorizzare le piccole evoluzioni fatte nella direzione che avete precedentemente stabilito con il partner.

È bene tenere presente che per raggiungere l’obiettivo concordato, non vale impiegare qualsiasi tipo di strategia. Stiamo parlando di strategie poco etiche, come la manipolazione o il ricatto emotivo. Non potete usare la sofferenza come ragione di cambiamento e nemmeno diventare voi il motivo del cambiamento.

Non dovete pronunciare frasi come “se non lo fai è perché non mi ami abbastanza”. Eliminatele. Se nel profondo del vostro cuore siete convinti che il vostro partner fa o non fa qualcosa perché non vi ama, allora quello che dovreste fare è mettere fine alla relazione e non usarla per manipolare il partner.

In conclusione, vi riportiamo le regole su cui si basa il libro di Dale Carnegie, “Come trattare gli altri e farseli amici”, in modo che le vostre relazioni possano essere più felici e durature:

1. Non rinnegate o rifiutate senza prima dare una spiegazione. Aiutate l’altra persona a costruire una spiegazione costruttiva alla vostra risposta negativa.

2. Non cercate di migliorare l’altro a tutti i costi. I cambiamento più meravigliosi e trascendentali della vita sono quelli che siete in grado di generare in voi.

3. Se dovete criticare, fatelo in maniera costruttiva. Evitate “questo non si fa così”, piuttosto dite “prova a fare così, il risultato sarà migliore”.

4. Siate riconoscenti, premurosi e non trascurate i piccoli dettagli. 

Ci auguriamo che questo articolo vi sia stato di aiuto e, come sempre, aspettiamo di leggere i vostri commenti e consigli!