La saggezza del “Piccolo Principe”

· 11 aprile 2015

Di sicuro, la storia del “Piccolo Principe” ha lasciato il segno nel cuore di migliaia di persone in tutto il mondo. L’atteggiamento dei lettori di solito è sempre la stessa: trovandosi davanti al libro, hanno pensato che si trattasse di un racconto di fate, principesse, streghe e quant’altro. La grande sorpresa è stata quella di trovare fra le pagine una meravigliosa metafora dell’amore, dell’amicizia e della vita.

Se qualcuno lo chiedesse a me, risponderei che la mia parte preferita è quella dell’incontro tra il Piccolo Principe e la volpe. La imparai a memoria e la ripetei completa su un autobus, al mio primo amore. Linea per linea, gustandomi quelle che più mi affascinavano … Il ragazzo ha pensato che non avessi tutte le rotelle a posto, ma se lo ricorda ancora e assicura che forse è proprio questa la ragione per la quale, dopo tanti anni, siamo ancora amici.

Il libro contiene degli episodi incredibili, come quando la volpe, dopo aver studiato il Piccolo Principe, si ferma a guardarlo per un bel pezzo e poi gli dice “addomesticami”. La prima volta che lo lessi sentii quest’emozione che sopraggiunge quando si sperimenta il potere di una rivelazione. Questa “addomesticazione”, nella quale la volpe ed il Piccolo Principe si addentrano, è soprattutto un percorso di tatto e pazienza con il quale si impara ad avvicinarsi lentamente l’uno all’altro.

Niente a che vedere con i fatti a cui assistiamo in questi tempi turbolenti. Le relazioni fra le persone si creano e si distruggono con una facilità spaventosa. I legami affettivi sembrano aver assunto un che di industriale: vengono valutati a seconda della loro utilità e vengono rigettati quando non sono molto proficui.

Questo vale soprattutto per le relazioni di coppia, le quali, oggigiorno, risultano altamente instabili. Non sembra esserci molto interesse nel fare questo percorso dell’”addomesticazione” di cui parlano il Piccolo Principe e la volpe. L’avvicinamento graduale è addirittura visto come un comportamento all’antica. In molti dicono: “Perché aspettare?” Si nota una certa voracità che si concretizza nell’ansia di volersi mangiare il partner in un sol boccone.

Nello stesso scenario del Piccolo Principe, è d’ispirazione il tema del rituale. “Una cosa particolarmente dimenticata dagli uomini”, dice la volpe. E aggiunge che i riti sono un modo per far sì che un istante non rassomigli a un altro, che i momenti speciali ottengano il loro vero valore. Non in un momento qualsiasi, né in un’ora qualsiasi, né in una forma qualsiasi. I riti fanno sì che il cuore possa prepararsi per sentire intensamente quello che verrà, che i sensi siano più attenti, che la mente sia aperta alla meraviglia.

Neanche questo sembra avere molto spazio al giorno d’oggi. I riti sono standardizzati, li abbiamo trasformati in occasioni di consumo. Il San Valentino o il Natale hanno molto più a che vedere con gli acquisti, gli auguri e le relazioni pubbliche che con delle reali commemorazioni. I negozi preparano addirittura delle offerte per l’occasione, alle quali ci adattiamo senza interrogarci sul vero senso della cosa.

I rituali riescono a far battere il nostro cuore con maggior forza solo se apportano una sorta di scoperta. Sono l’occasione per dare inizio a quel percorso verso l’inesplorato mondo di un altro essere umano o di un gruppo di persone che significano molto nella nostra vita. Quanta felicità ci stiamo perdendo a causa della fretta e degli automatismi!

Un magnifico capitolo del Piccolo Principe è quello sul significato dell’addio. Per quanto possa sembrare paradossale, la separazione è il pilastro centrale del percorso di avvicinamento. Perché “addomesticare” l’altro, se alla fine siamo solo di passaggio e a un certo punto ce ne dovremo andare? “Non hai guadagnato gran cosa”, dice il bimbo alla volpe. Ma quest’ultimo dà una risposta all’apparente contraddizione: “Ci ho guadagnato grazie al colore del grano”. Non si riferisce tanto al colore dorato delle spighe dei campi, quanto al colore dei capelli del suo nuovo amico. Sin dall’inizio, la volpe aveva percepito che quel grano, che prima non significava nulla, ora grazie all’addomesticazione si sarebbe trasformato in un segno che gli avrebbe ricordato il passaggio del Piccolo Principe nella sua vita. Quelle spighe di grano ora avevano un senso.

Si tratta di una bella metafora per sottolineare che le cose del mondo che ci circondano hanno significato grazie alle esperienze che associamo ad esse. In altre parole, l’intero pianeta, e ciò che lo compone, non ha significato di per sé. Il suo valore e la sua ragione di esistere sono dati dalle persone. È per questo che la frase “niente ha senso” è letteralmente vera. Siete voi che date senso alle cose e spesso, proprio come nel Piccolo Principe, questo appare come l’eco di qualcosa che non c’è più.

Questo capitolo del Piccolo Principe finisce con un arrivederci. È in quel momento che la volpe consegna il regalo più grande a colui che ha saputo addomesticarlo: una verità. “Solo con il cuore si può vedere bene. L’essenziale è invisibile agli occhi”, gli dice. E il bambino lo ripete per conservare il messaggio nella sua memoria. Tanto nel libro come nella vita, è così che iniziano i legami che durano per sempre.

Immagine per gentile concessione di Ramiro Figueroa